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la città del sole

“Apparirà allora che il mondo possiede

da tempo il sogno di una cosa di cui

deve soltanto possedere la coscienza

per possederla realmente”.

Karl Marx

 

Gianfranco Pala

 

L’ombra senza corpo

 

Marx: natura, materia, intelligenza

 

 

 

ISBN: 978-88-8292-507-9

Pagine: 394 – Prezzo: € 24,00

 

 

Marx, in merito alla stoltezza di molti “economisti” cita Percy Ravenstone sul risultato della <guerra contro la rivoluzione francese> che ha trasformato <alcuni imbecilli in professori di economia politica>. Antonio Labriola scriveva che un autentico marxista non “sbanda”, e se si pente è perché non è mai “passato attraverso Marx”; e Lenin inveiva contro il “dilettantismo” della superficialità borghese che è totalmente incurante del fatto che occorra un serio impegno di carattere <professionale>. Una “intelligenza generale”, che in termini universali dell’umanità è una forma evoluta delle alte conoscenze raggiunte dalla mente umana: “lo sviluppo del capitale fisso è diventato forza produttiva immediata incorporata e racchiusa nel nuovo sistema automatico di macchine”: per cui Marx stesso coniò per esso il rammentato splendido e sorprendente concetto di “produttività morta”. Nel sistema dominante della borghesia capitalistica, anche quelle elevate e durature capacità lavorative umane sono ridotte a merce: per i padroni <diventano> capitale variabile anche le conoscenze sviluppatesi nel sapere umano, nei cervelli e menti pensanti dei lavoratori. Fissano lì la variabilità da sfruttare del loro lavoro venduto come merce capitalistica ai loro padroni. Il capitale variabile si è mutato in una forma impropria <asimmetrica> del capitale fisso. La mente umana e le idee che vi si sviluppano sono appropriate dai padroni borghesi <sotto forma di capitale fisso> e si ergono contro gli stessi salariati (invisibili). Il loro uso capitalistico è pari a quello di scienza e tecnica, giacché il lavoro vivo del <capitale variabile> è risucchiato stabilmente nel capitale fisso (durevole per più di un periodo). Nonostante che sia <costante> quella parte di capitale stabilito su base tecnica deve valorizzarsi, produrre plusvalore, con quella sua parte costante, che sono i mezzi di produzione, cioè “la massa di pluslavoro più grande possibile. Il capitale è lavoro morto che si ravviva, come un vampiro, soltanto succhiando lavoro vivo e più vive quanto più ne succhia”: così provocando aumenti di produttività e intensità di lavoro, disoccupazione e diminuzione del lavoro pagato in uno con l’aumento del pluslavoro\plusvalore, crescita del lavoro morto passato (capitale fisso) rispetto al lavoro vivo presente.

 

Gianfranco Pala (Roma, 1940), già professore associato di Economia politica, facoltà Economia, università <la Sapienza> Roma, in pensione dal 2011. Ha pubblicato circa 400 scritti firmati, fra libri e lavori monografici (una trentina), articoli, relazioni, note, traduzioni, riscritture, ecc., (alcuni lavori con altri). Si rammentano, solo fra gli ultimi libri, Perla critica: dell’economia politica, secondo Marx; e le nuove edizioni di Il programma minimo: per la classe e i comunisti in una fase non rivoluzionaria; e di Propriamente, salario sociale di classe: critica delle mistificazioni del valore della forza-lavoro; aggiungendo la cura della nuova edizione del saggio popolare di Lenin L’imperialismo, fase superiore del capitalismo; con il poscritto: Le fasi dell’imperialismo e Lenin: il capitale monopolistico finanziario nel divenire in processo.

 

Il collettivo dell’Associazione marxista Contraddizione: Sergio Arioli, Maurizio Brìgnoli, Carla Filosa, Roberto Galtieri, Enzo Gamba, Giordano Manes, Gianfranco Pala, Francesco Schettino.

 

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