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la città del sole

“Apparirà allora che il mondo possiede

da tempo il sogno di una cosa di cui

deve soltanto possedere la coscienza

per possederla realmente”.

Karl Marx

 

Mariano Guzzini

 

Bandiera rossa dove sei stata?

 

Rime per le rime, senza la pretesa di essere poesia

 

 

Prefazione di Filippo Ottonieri

Postfazione di Fosco Giannini

 

 

ISBN: 978-88-8292-509-3

Pagine: 234 – Prezzo: € 15,00

 

 

Nel luglio 1991 con “il lavoro editoriale” di Ancona pubblica “Fare il verso”, 54 testi che nessuno apprezzò fino al punto di farlo sapere all’autore con due righe di cartolina postale (all’epoca non c’erano le mail), o con una telefonata. Nel 1998 sempre per “il lavoro editoriale” di Ancona escono le “Svolte di parole in righe disuguali”. Il titolo citava Vittorini e Joyce Lussu. Nessuno si occupò neppure di questo testo.

Infine nel 2014 presso la “Capodarco fermano edizioni” è uscito “Battendo bandiera severa” con una copertina dove campeggia una bandiera rossa dipinta nel 1468 da Paolo Uccello. Fu quello l’ultimo libro stampato dall’ottima tipografia di Capodarco, la quale peraltro non aveva l’abitudine di propagandare neppure attraverso la rete (nonostante esistesse) i libri che produceva. Sicchè anche in quel caso i volumi sono a casa dello scrivente, e pochissimi fortunati (o sfortunati) ne posseggono una copia.

Nel 1998 esce “La Poesia delle Marche, il Novecento” A cura di Guido Garufi, per Il lavoro editoriale di Ancona. Il volume contiene due saggi di Guzzini su Marche oggi e Residenza, e sul rapporto tra Rai Marche e la cultura. Sempre il lavoro editoriale pubblica nel 2000 l’antologia di “Residenza”, settimanale radiofonico. A cura e con prefazione di Mariano Guzzini.

Questo “Bandiera rossa dove sei stata” esce invece da un editore che saggiamente usa la rete anche per promuovere quello che pubblica. Non è quindi escluso che alcuni curiosi acquistino, leggano e, bontà loro, facciano conoscere al trepido (e intrepido) autore le loro impressioni. Defendemos la alegria.

Hasta siempre.

 

 

 

 

 

Venere nasce dalla spuma del mare, dove erano stati gettati gli organi sessuali di Urano, mozzati da Crono. Mariano Guzzini nasce invece in via Roma, a Recanati, dallo sperma di suo padre Massimo, che in seguito andrà a fare la guerra in Albania, e poi nella bergamasca, dove sarà fucilato nei giorni della Liberazione, da discendenti bastardi di Crono. Il fatto produsse effetti disastrosi sull’esistenza di sua madre, profeticamente chiamata Guerrina, che non ebbe più rapporti con nessun uomo, e sul giovane Mariano, che venne spinto dalla memoria degli orrori della guerra ad aderire alla Fgci nel 1963 (a vent’anni) e pochi anni dopo al Pci, al quale restò legato fino alla sua sconsiderata chiusura.

Fino dagli anni della Fgci (e delle magliette a striscie) scrisse testi di vario genere.

Nel marzo 1967 vinse un premio di poesia a Palermo. La sua raccolta  da una commissione molto qualificata fu pubblicata in un volume con prefazione di Remo Ceserani, dove l’illustre critico riprese due suoi versi (“… a me i pensieri servono per vivere” tratti da “Mi vergogno di credere”) come rappresentativi di una intera generazione.

Nel giugno 1980 co-organizzò ad Urbino il convegno nazionale “Poesia marginale e marginalità della poesia”, i cui atti uscirono come primo quaderno di Marche oggi, la rivista che dirigeva da sei anni, impaginati da Magdalo Mussio e curati da Francesco Scarabicchi. Si trattò di un evento vero e proprio, che naturalmente passò sotto il più silenzioso dei silenzi.

 

 

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