Edizioni

 

la città del sole

“Apparirà allora che il mondo possiede

da tempo il sogno di una cosa di cui

deve soltanto possedere la coscienza

per possederla realmente”.

Karl Marx

Collana di fotografia sociale*

diretta da Pino Bertelli

 

Zero in condotta

1

 

 

Maria Di Pietro

 

Guardami

– fotografie –

 

Prefazione di Pino Bertelli

 

 

ISBN: 978-88-8292-511-6

Pagine: 66 – Prezzo: € 18,00

 

 

 

Due bimbe dietro ad un vetro sorridono al gocciolìo della pioggia. Un’autentica malinconia scivola in quel sorriso respingendo qualsiasi rassegnazione all’infelicità, Maria cerca la bellezza e non sente ragioni…

Una fotografia, due, tre… infinite.

Dietro i suoi scatti non troviamo solo lo sguardo di una donna ma, un’anima irrequieta e silenziosa che realizza un quadro di emozioni visivamente palpabili.

La fotografia di Maria è una ricerca continua, un’immaginazione incessante anche nelle realtà più deboli dove forza e fragilità si contrappongono e si completano.

Gioca e fugge dalla sua fotografia, è un amore viscerale che non ammette distrazioni, un legame sugellato da uno scambio di emozioni, da un mondo racchiuso in una cornice che precipitando si tuffa in mille scatti ancora da realizzare.

In quest’amore le frontiere non esistono, nemmeno i confini della creatività, Maria smuove i fili di una solitudine che esiste per cogliere le sfumature, i suoni e, la poesia che i suoi occhi partoriscono in immagini.

La sua anima è guidata da un’indisciplinata immaginazione che la conduce alla ricerca continua ed incessante del prossimo haiku fotografico da realizzare, sempre in movimento, in fuga da un sogno e prigioniera di illusioni.

Maria fotografa quello che sente non quello che vede, per questo nelle sue immagini troviamo sensibilità, poesia, sentimento, ispirazione alla letteratura, al cinema, alla musica, all’arte in ogni sua forma.

Ad accompagnarla, a guidarla, a trascinarla c’è un fuoco che arde, una gioia ed una sofferenza che sono un tutt’uno con i suoi occhi, per questo non riesce a fare a meno di fotografare perché attraverso la scatola magica si avvicina alla vita, la cattura e la custodisce per paura di perderla.

La fotografia di Maria è una ricerca della bellezza nascosta nella quotidianità della sua sopravvivenza, è paura e poesia che cercano di fiorire nella semplicità delle piccole cose.

Sembra che dalle sue fotografie sgorghino le lacrime che sempre trattiene, le sue immagini sono dolci e delicate.

Ogni volta che realizza una fotografia celebra e accarezza la vita che ama, la bellezza che conosce e le ingiustizie che sente bruciare sulla sua pelle.

La luce per Maria è poesia.

Felisia Toscano

 

 

 

 

Maria Di Pietro si laurea in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Napoli discutendo una tesi in fotografia con lo storico e critico d’arte Ennery Taramelli. La sua passione per la fotografia è una “necessità”, un’assetata ricerca tra il teatro della vita ed il fotogiornalismo cui si dedica negli ultimi anni collaborando con agenzie di news che le offrono la possibilità di immettersi nel circuito professionale, pubblicando su riviste nazionali e internazionali. Realizza varie mostre, partecipa a stage e workshop professionali, tra cui un seminario con il fotografo della Magnum Renè Burri.  Nel 2005 partecipa, nella sezione teatro, alla XII Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo a Napoli.  Nel 2009 al Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli/Buenos Aires, nella categoria Eyes wide shut con il suo racconto Napoli Nomade, viene premiata dal fotografo Pino Bertelli. “Fotografa di continuo e d’istinto, uno scatto immediato, il suo è “un approccio che viene da dentro”, un’istintività viscerale che le consente di afferrare quell’attimo cui aveva intuito la presenza”.

Collabora costantemente per la realizzazione di storie che pongono l’attenzione sui diritti umani, la sua è una fotografia sociale, documentaria ma, inevitabilmente cede ad una ricerca artistica, magma della vita.

Freelance per vocazione, fedele alla sua passione e libera da padroni, preferisce stare sempre dalla parte degli oppressi.

Giornalista pubblicista, attualmente si dedica all’insegnamento dell’arte nella scuola pubblica e con associazioni culturali.

Sempre viva la sua personale ricerca di una fotografia poco “rumorosa” volta al paesaggio e ai segni che l’uomo lascia, a quella bellezza insita nella quotidianità dello sguardo… attraverso ogni strada che abbia luce.

“M’interrogo continuamente, la fotografia è la mia vita”.

 

 

 

 

Pino Bertelli è nato in una città-fabbrica della Toscana, tra Il mio corpo ti scalderà e Roma città aperta. Dottore in niente, fotografo di strada, film-maker, critico di cinema e fotografia. I suoi  lavori sono affabulati su tematiche della diversità, dell’emarginazione, dell’accoglienza, della migrazione, della libertà, dell’amore dell’uomo per l’uomo come utopia possibile. È uno dei punti centrali della critica radicale situazionista italiana.  Nel 1993, il regista tedesco Jürgen Czwienk, ha girato un documentario sulla vita politica e l’opera fotografica di Pino Bertelli: Fotografare con i piedi. Il regista Bruno Tramontano ha realizzato un cortometraggio, Adoro solo l’oscurità e le ombre, tratto dal suo libro, Cinema della diversità 1895-1987: storie di svantaggio sul telo bianco. Mascheramento, mercificazione, autenticità. Il pittore Fiormario Cilvini, ha illustrato lo stesso testo in una cartella di 18 disegni a colori e una scultura. I suoi scritti sono tradotti in diverse lingue. L’International Writers Association (Stati Uniti), l’ha riconosciuto scrittore dell’anno 1995, per la “non-fiction”.

Nel 1997 i suoi ritratti pasoliniani di fotografia di strada sono esposti (unico fotografo) in una mostra (Le figure delle passioni) con 16 maestri d’arte a Villa Pacchiani, Santa Croce sull’Arno [Pier Paolo Pasolini, maestro e amico, gli ha regalato la prima macchina fotografica quando aveva quindici anni]. È direttore responsabile della rivista di critica radicale Tracce, Cobas (Giornale dei Comitati di Base della Scuola) e del giornale on-line Stile libero, direttore editoriale della casa editrice Traccedizioni, collabora con Le monde diplomatique, Fotographia, Sicilia Libertaria, AParte. Materiali  irregolari di cultura libertaria e altre testate.

Nel 1999 ha ricevuto il “Premio Castiglioncello” per la fotografia sociale. Nel 2004 il “Premio Internazionale Orvieto”, per il miglior libro di reportage, Chernobyl. Ritratti dall’infanzia contaminata. Nel 2014 l’Associazione di bioarchitettura BACO gli ha assegnato il “Premio Internazionale Vittorio Giorgini”. Alessandro Allaria ha fatto un reportage (per la televisione tedesca), Pino Bertelli. Il fotografo e le donne di Napoli, 2008.  Nel 2014 il regista Antonio Manco ha realizzato a Buenos Aires, Pino Bertelli. Ritratto di un fotografo di strada, prodotto dal Festival del Cinema dei Diritti umani di Napoli e Buenos Aires. Nel 2017 esce il dittico libro—film, Genti di Calabria. Atlante fotografico di geografia umana e I colori del cielo, con la regia di Francesco Mazza. I suoi fotoritratti si trovano in gallerie internazionali, musei, accademie e collezioni private. L’Archivio Internazionale di Fotografia Sociale di Pino Bertelli è curato dalla documentalista  Paola Grillo (che collabora sul campo e con i testi a tutti i libri fotografici di Bertelli).

Una parte del suo archivio fotografico è depositato all’Università di Parma. Il fondo Pino Bertelli (circa 5000 libri) è consultabile nell’Archivio Famiglia Berneri-Aurelio Chessa (Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia), un fondo fotografico (200 fotografie di ritratti piombinesi dal 1982 al 1994), è nell’Archivio Storico del Comune di Piombino. La mostra fotografica Ferro, Fuoco, Terra! 50 anni di lavoro in Maremma si trova al MAGMA (Museo delle arti in ghisa nella Maremma) di Follonica. Una rassegna di fotografie su alcune fabbriche di Hattingen è al LWL - Industriemuseums Henrichshütte di Hattingen (Germania). Una selezione delle sue fotografie è presso la Galleria degli Uffizi di Firenze. La sua opera (Contro tutte le guerre) è stata esposta alla Mostra d’Arte Biennale di Venezia (2011) e adesso è nella Galleria degli Uffizi di Firenze. Fa parte di Reporters sans frontières.

 

 

 

 

 

 

 

 

* La collana sulla fotografia sociale della casa editrice "La città del sole", prosegue la collaborazione culturale, politica, fraterna con Sergio e Giordano Manes...  la vita è bellezza e nella bellezza c'è anche la giustizia... dicevano gli antichi greci... per difendere la bellezza i greci presero le armi (Camus)... con la bellezza non si fanno le rivoluzioni, ma viene il giorno in cui le rivoluzioni avranno bisogno della bellezza e quando i popoli si accorgeranno della fame di bellezza che c'è nei loro cuori, ci sarà il rovesciamento di prospettiva di un mondo rovesciato nelle strade della terra (Hillman / Debord)... ecco cos'è l'utopia... l'uomo, la donna in utopia sono in cammino, quando credono di essere arrivati in un qualche punto e toccare l'utopia, capiscono che bisogna camminare ancora, camminare sempre, l'utopia è il cammino senza ritorno alla cattività della sopravvivenza... non si tratta di cercare la verità di un uomo nella sua opera, piuttosto nella biografia (lettere, disegni, fotografie, libri, canzoni,  sogni, amori...) della sua vita.

 

 

 

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