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la città del sole

“Apparirà allora che il mondo possiede

da tempo il sogno di una cosa di cui

deve soltanto possedere la coscienza

per possederla realmente”.

Karl Marx

 

P. Bertelli, A. M. Casiello, F. Cocifoglia,

A. Mussari, M. A. Selvaggio

 

 

Gli scugnizzi caracciolini

 

Immagini di una memoria napoletana

 

 

 

ISBN: 978-88-8292-457-7

Pagine: 132 – Prezzo: € 10,00

 

 

Ci sono nella terra miniere per attingervi ricchezze; anche pel cuore dobbiamo conservare accumuli di vita, di grandezza: questi, a chi sa raccoglierli, sono presso ai poveri e agli abbandonati. Ma chi è il minatore?

Un eroe e un angelo insieme: spesso è una donna sublime – come qui – sulla Nave.

Maria Montessori

 

 

Ho visto! Grazie Signora per il mio paese.

L’opera Sua di abnegazione avrà quel riconoscimento dovuto e quella gratitudine piena che si deve a chi tutto dà – nulla ricevendo – per il bene dei minori che sapranno, per i sentieri, quando l’animo loro sarà fiorito – il bene da lei conferito ad essi ed all’Italia. Li saluteranno questi piccoli – artefici insigni, uomini di pensiero e soldati prodi – li saluteranno nella Grande Italia – figli purissimi ed il pensiero grato ed entusiasta volerà a Lei.

Raffaele Viviani

 

 

Napoli divenne «meta degli studiosi di pedagogia di tutto il mondo civile» e fu «additata ad esempio in paesi distanti fra loro come il Giappone e la Svezia, la Repubblica di Cuba e l’Argentina. E questo fu precisamente dal 1913 al 1928 quando il suo porto ospitava la Nave Asilo Caracciolo».

Lieta Nicodemi, 1947

 

 

 

 

Prefazione

di Maria Antonietta Selvaggio

 

 

Il presente volume intende accompagnare e guidare la visione della mostra foto-documentaria Da scugnizzi a marinaretti. L’esperienza della Nave asilo “Caracciolo” 1913-1928, che viene riproposta nella cornice significativa dell’ex Asilo Filangieri, secondo l’impegno assunto dal Museo del Mare di Napoli con Sergio Manes, poco prima della sua scomparsa, avvenuta il 19 marzo 2017.

Si realizza così il desiderio di un intellettuale che ha animato e stimolato la scena culturale e politica della città di Napoli lungo l’arco di un cinquantennio di “vita activa” al servizio di ideali e principi tenacemente legati al bene collettivo e all’interesse comunitario.

In una delle nostre ultime conversazioni – in cui la malattia veniva da lui fatta apparire come un accidente secondario e come tale non meritevole di alcuna apprensione – mi ha esposto con la consueta passione alcune delle sue idee/azioni che gli stavano recentemente più a cuore. Tra queste vi era il progetto di richiamare l’attenzione sul problema dell’infanzia e dell’adolescenza nei quartieri di Napoli dove più allarmante si avverte oggi il rischio della devianza, del reclutamento camorristico e della perdita di vite precocemente spezzate.

Per Sergio, ritornare sulla vicenda esemplare e virtuosa della Nave Asilo “Caracciolo” sarebbe stato un punto di partenza, un primo passo a cui far seguire altre iniziative in grado di scuotere l’opinione pubblica, di mobilitare le coscienze della società civile e quelle più responsabilmente coinvolte del mondo istituzionale, nella prospettiva di rafforzare e rilanciare un impegno incisivo e prioritario nei confronti dei diritti delle giovani generazioni.

Con queste intenzioni Sergio si era rivolto a noi del Museo del Mare, apprezzando il Progetto Memoria del Museo – su cui si sofferma Antonio Mussari nelle pagine seguenti –, e conoscendo le attività di ricerca e di divulgazione avviate fin dal 2009 al fine di restituire il giusto valore e la “memoria dovuta” all’esperimento educativo che la “Caracciolo” promosse in favore dell’infanzia derelitta di Napoli tra il 1913 e il 1928. Un esperimento che fu oggetto di ammirazione a livello internazionale per la capacità di offrire una “seconda nascita” a più di settecento scugnizzi, grazie al metodo pedagogico concepito e praticato dalla direttrice Giulia Civita Franceschi (1870-1957).

Qui ed ora, dunque, noi rispondiamo all’invito di Sergio accogliendone lo slancio etico-civile e politico.

I contributi di cui si compone questo libro non fanno altro che narrare e chiarire ulteriormente* gli aspetti caratterizzanti la straordinaria avventura della “Caracciolo”, con la finalità di renderli accessibili a un pubblico sempre più ampio.

Dell’intervento di Antonio Mussari, direttore del Museo del Mare, si è già fatto cenno: esso sottolinea il significato che la memoria della “Caracciolo” assume nell’ambito della valorizzazione del patrimonio culturale immateriale, che è tra gli impegni precipui di tutti i Musei del Mare del Mediterraneo. Il mio personale contributo ricostruisce, con richiamo costante alle fonti e alle testimonianze, un’esperienza educativa tra le più originali e avanzate nel quadro di iniziative analoghe rivolte all’infanzia abbandonata e “irregolare” in Italia e nel mondo tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento; ne analizza i caratteri qualificanti sul piano socio-pedagogico, assistenziale e preventivo, evidenziando il peculiare indirizzo che Giulia Civita Franceschi, la “Montessori del mare”, volle imprimere alla Nave nel corso dei quindici anni in cui la diresse, cioè fino a quando non fu esautorata dal regime fascista, che volle privarla della “sua opera” identificando in essa una vera minaccia per la propria strategia di irreggimentazione della gioventù a scopo di consenso. Il “metodo Civita”, infatti, era del tutto incompatibile con il modello educativo e propagandistico del regime; per altre Navi Asilo la sorte fu diversa: si fascistizzarono o nacquero già fasciste**. Un richiamo al senso della memoria narrata e alla relazione con il passato aggiunge al racconto una riflessione sul pieno recupero di un’esperienza a lungo rimossa o vagamente evocata.

Le due incursioni saggistico-poetiche di Pino Bertelli, da un lato, ci pongono dinanzi a una lettura critica e a un commento non solo estetico della documentazione fotografica alla base della Mostra; dall’altro, ci offrono una rievocazione interessante della pioniera del cinema e della filmografia napoletana, Elvira Notari, annotando suggestioni e riflessioni al tema della rappresentazione degli scugnizzi e del loro mondo. Il linguaggio che, in questo caso, si rivela enfatico, indignato e fortemente ispirato, infrange i canoni di ogni convenzione espositiva e colpisce per l’energia provocatoria ed empatica del lessico. Si deve a Bertelli, inoltre, il titolo del volume.

La presentazione delle Carte Civita-Labriola-Aubry da parte di Antonia Maria Casiello, che ne ha curato la catalogazione e l’archiviazione, costituisce una guida ragionata in grado di esplicitare i contenuti del prezioso patrimonio documentale e di metterne in luce l’importanza storica. Va ricordato che il fondo Civita-Labriola-Aubry, ufficialmente custodito preso il Museo del Mare di Napoli, nel 2013 è stato riconosciuto di rilevate interesse storico dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Completano il volume due Appendici contenenti rispettivamente una raccolta di fotografie – ancora a testimonianza del valore che la stessa Giulia Civita assegnava al documento fotografico, ritenendolo il mezzo più efficace per mostrare la trasformazione resiliente da “scugnizzi a marinaretti” dei suoi “caracciolini” –,  e un percorso, di cui è autore Fabio Cocifoglia, attraverso  immagini che restituiscono almeno in parte le atmosfere e le risonanze dello spettacolo Mare Mater, realizzato e messo in scena nell’ambito dell’edizione 2016 del “Napoli Teatro Festival”, nello scenario del Molo San Vincenzo, cioè precisamente nel luogo in cui fu ormeggiata e visse la sua eccezionale avventura la Nave Asilo “Caracciolo”.

Anche lo spettacolo, come la mostra, ha generato una risposta di pubblico che merita qualche osservazione in relazione al complesso rapporto tra la nostra società e la dimensione della memoria. Un mondo che si dimostra piuttosto immemore del proprio passato, assorbito com’è dal presente e dalle sue accelerazioni, riscopre quasi improvvisamente un bisogno di continuità e anche una insolita capacità di gratitudine, un desiderio di «legame con quanto ci ha preceduto», quel sentimento che Georg Simmel concepiva come «uno dei… più forti collanti della società» e che ne costituisce «la memoria morale»***. È quanto ci è sembrato di cogliere nelle reazioni allo spettacolo, segno che l’esempio virtuoso del “sistema Civita” è ancora in grado di suscitare slanci positivi e rigeneranti.

 

 

 

 

 

* Ulteriormente, perché questa pubblicazione giunge dopo diversi saggi già editi, frutto di una ricerca pluriennale  i cui principali riferimenti bibliografici sono segnalati nell’Avvertenza posta in calce a questa Prefazione.

** Per un confronto tra le Navi Asilo in Italia, si veda M. A. Selvaggio, L’esperienza delle Navi Asilo in Italia e il caso della “F. Caracciolo” (Napoli, 1913-1928), in C. Cenedella e G. Fumi (a cura di), Oltre l’assistenza. Lavoro e formazione professionale negli Istituti per l’infanzia ‘irregolare’ in Italia tra Sette e Novecento, Milano, Vita e Pensiero, pp. 156-180.

*** G. Simmel, La gratitudine. Un tentativo sociologico, in V. Cotesta (a cura di), Sull’intimità, Roma, Armando, 2005, pp. 93-94.

 

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